Dopo vari mesi di sofferenze e documentazioni tratte dalla tv satellitare (Paint your Life, per dirne una) e dai numerosi portali sul web nonchè tutorials su YouTube, inizio ad avere qualche soddisfazione. Partendo da tecniche rubate al programma “motociclette d’America” e da “costruire una moto” inizio a creare mascherature come questa su un cubo di eternit prima levigato e carteggiato quindi ricoperto di carta adesiva da carrozziere dove ho ricalcato una stampa laser A4 quindi ritagliato il tutto con un bisturi affilato. La verniciatura è semplice tinta unita nera con smalto all’acqua (cerco di non usare MAI vernici bicomponente altamente tossiche, a parte qualche bomboletta per aggrappante e lucido, nonchè colori particolari metallizzati che vedremo in seguito).
Sono quindi passato ai pannelli di metallo; ne ho trovati a decine in soffitta per cui decido di salvarli partendo dalla levigatura. Ho fatto una prova con un pannello nuovo e il risultato non è lo stesso! Le imperfezioni di quelli usati sono necessarie per dare “vita” al lavoro. Il lavoro prosegue con la prima mano di fondo del colore che si desidera. Quando si lavora cone le maschere è fondamentale fare un piano di lavoro per decidere i colori che verranno via via mascherati. Qui nasce un problemino che non è mai preso in considerazione nei tutorials e nei video che ho trovato io e che riguarda il “danno” che puo’ causare la maschera stessa. Ci si preoccupa sovente del materiale da lavorare trattandolo allo spasimo con carte, cartine, spugne e spugnette per rendere la base più liscia possibile ma se il fondo non è adatto l’adesivo del pvc o della carta gommata lasceranno dei bitorzoli orrendi che rovinano il lavoro. Purtroppo è difficile riuscire a farlo vedere tramite foto ma ci proverò. Non solo, anche l’esposizione diretta al sole, oppure troppo tempo trascorso fra l’applicazione e la rimozione, possono fare danni. Quindi è bene fare attenzione anche a queste piccole cose.
Che poi l’esperienza cura ogni male.
Bisogna investire tantissimo tempo, provare e riprovare senza mai demoralizzarsi: verranno tempi migliori. Per quello che mi riguarda, non soffro molto perchè traggo grande piacere nel solo eseguire le varie tecniche; se poi il risultato finale non è perfetto non mi interessa, lo sarà quando dovro’ farlo “bene”.
Quello che importa è trovare il giusto percorso, i prodotti, il trattamento, la miscelatura per realizzare fondo, fissativo, colore, lucido, etc. E non si finisce mai di sperimentare.
Quindi la radice;
cosa c’è di meglio di un bel pezzo di radice levigata dal tempo trovata al fiume?
Soprattutto per la tecnica facile e veloce.
Tralasciando i pannelli di metallo, il bello del legno è che si puo’ tingere alla base: non verniciare coprendo quindi la sua caratteristica che sono le venature! Si usano le bustine di tinta in polvere a base acqua o alcool. Io prediligo quelle ad acqua ma bisogna fare i conti con la scarsa disponibilità dei colori. Il giallo e il verde li ho trovati ad alcool per cui bisogna acquistare del semplice alcool denaturato e via. Peccato per il forte odore che obbliga a lavorare all’aperto.
Nel caso di questa radice ho dato due mani usando la spugna perchè assorbiva tantissimo. Dopo un paio d’ore all’aria aperta (in questo periodo dell’anno siamo intorno ai 25 gradi quindi fa presto) è pronto per la prima mano di fondo nitro trasparente. Su questo materiale va benissimo il pennello che deve essere anche sintetico ma che non perda i peli (quindi niente che costi 2 euro!) e stare attenti a non provocare gocciolature antiestetiche. Nei pannelli è meglio usare la pistola ma io ho provato ad usare un buon pennello e se diluito bene questo fondo non evidenzia le tipiche striature da pennello lasciando una stupenda base liscia come il vetro. Purtroppo non è possibile utilizzarlo sopra agli smalti ad acqua ma è ottimo per coprire i lavori tinti a spugna con le buste di cui sopra. Questo il risultato.
